Per descrivere Bobby Gillespie e soci è necessario attingere a piene mani dal registro linguistico del Barone Von Clausewitz, leggendario stratega prussiano autore del libro Sulla guerra, o di Sun Tzu, che scrisse L'arte della guerra. La recensione del concerto potrebbe esaurirsi con una specie di aforisma: se le guerre si combattessero con le chitarre, i Primal Scream potrebbero ricostituire l'impero romano.
I Primal Scream hanno regalato 1 ora e mezza di grande spettacolo e di rock misto a elettronica di grande qualità, fra le passeggiate molto "vellutate" sul palco da parte di un Bobby Gillespie in formato Jamiroquai (grazie Flavio per avermi levato la parola dalla lingua) e le burle del bassista Mani, ex Stone Roses. Dopo un ottimo set dei Ladytron, cui ho potuto assistere solo per metà (dire che il parco della Venaria di Torino, luogo del concerto, sia un pochettino fuorimano è quantomeno un eufemismo, ma ovviamente non è colpa della posizione se si arriva in colpevole ritardo) e che mi ha impressionato, a parte Destroy everything you touch, eseguita senza "rabbia", giunse la volta dei Primal Scream, introdotti da un presentatore piuttosto improbabile. Si parte con Can't go back, singolo di lancio del nuovo album Beautiful future, e si prosegue con Miss Lucifer, pezzo "techno" con la violenza del rock, seguite da Country Girl e Jailbird. Tutto si può dire tranne che sia un inizio con freno a mano. Tra chitarre taglienti e ruggenti al punto giusto e un basso martellante, Bobby Gillespie si è mosso con grande stile tirando fuori una voce che dimostra come la droga non devasti, almeno direttamente, le corde vocali. Non che sia un elogio all'eroina, per carità, però è indiscutibile che chiunque abbia visto Bobby l'altra sera e abbia velleità di frontman, abbia scelto lui come modello. Il momento più alto sicuramente il tris in rapida successione City-Shoot Speed-Swastika Eyes, con l'ultima che forse ha avuto il difetto di partire un po' lenta. Al di là di questa piccola critica e della presenza di lenti da Screamadelica su cui si poteva soprassedere (tipo Damaged che poteva essere sostituita dalla splendida I'm losing more than I'll ever have) resta un concerto di grande classe per un gruppo che non gode dei riflettori dei palchi chiaccheratissimi dalla stampa musicale ma che ha tanta esperienza da vendere e soprattutto ha saputo attraversare 20 anni di musica affrontando sempre nuove sfide, a partire dalla rivoluzione Screamadelica. Un vero e proprio master di strategia bellica da concerto.
V. (per la foto si ringrazia Flavio)
